Pensavo di trovarti ma non ci sei, accidenti, dove sarai, con chi, cosa
starai facendo, cosa dici, cosa pensi, che panorama avrai negli occhi, quale
terra calpesti, quale frutta assapori o quali labbra stai baciando? Davanti ad
una incognita di infinitesimo grado, mi rimetto alla fantasia, forse mi aiuta.
E allora sei a casa, sdraiato sul divano, leggi mentre assapori una mela; un
morso interrompe il filo della tua lettura, alzi gli occhi e guardi attraverso
la grande vetrata del soggiorno, perdi l’occhio nell’indefinito e vai oltre.
Chi c’è da quella parte? Cosa attira distrattamente la tua attenzione?
Attraverso i raggi del pallido sole che va giù inesorabile scorgi qualcosa che
ti incuriosisce, lentamente ti coinvolge e ti spinge a lasciare la comoda
posizione assunta sul divano, sollevi il collo per cercare di scorgere quella
ragazza che nel palazzo di fronte sta davanti al computer. Scrive, scrive con
il viso soddisfatto e l’espressione di chi sta compiendo qualcosa di
importante. Si dimena sulla tastiera come una forsennata, digita, digita senza
fermarsi mai, in un crescendo orgasmico di passione, pulsione, interesse. Cosa
avrà di tanto interessante da scrivere, e soprattutto a chi? Perché? E’
inarrestabile. Anche se la luce bassa del tramonto non permette di definirne
con esattezza i dettagli, sembra tra i venti e i trenta, castana, sguardo un
po’ misterioso, atipica direi. E vestita di nero, nell’insieme armonico e poco
appariscente. E’ presa da una inarrestabile voglia di scrivere, come se
tentasse in questo modo di raggiungere qualcosa distante migliaia di miglia, di
molto lontano, ma che attraverso le parole che digita riesce a sentire vicino.
Senza accorgertene sei in piedi, e con lo sguardo fisso su di lei ti dirigi
verso la vetrata, attento ci stai per sbattere, ti appoggi con le mani e le
guance al vetro,lo senti fresco, ed aguzzi lo sguardo sull’ambiente che la
circonda. E’ un appartamento, senza orpelli, disordinato. Assolutamente niente
di particolare. E’ luminoso, ma molto scarno, sintetico, ricco di quel freddo
che solo la tecnica a volte trasmette. Ritorni su di lei con uno spostamento
brusco del capo, ti sei accorto di esserti distratto e col timore che lei non
ci sia più ti volti a cercarla. Macchè, è li, non si è mossa, e digita, digita
sempre con maggiore insistenza. Non è lei che ti prende, o meglio è lei ma per
quello che scrive, per come lo fa; daresti qualunque cosa per sapere cosa sta
scrivendo, e chi è il destinatario. Accidenti, si è accorta di te; ha
casualmente volto lo sguardo a sinistra e ha notato che la osservi. Bravo, non
la lasciare, non mollare quello sguardo, tienilo fisso su di lei vediamo che
fa, vediamo come reagisce. Si alza, e si avvicina alla vetrata. Ti guarda ed
avanza verso di te, tieni duro, ce l’hai in pugno. Sembra ansiosa, sta cercando
di comunicarti qualcosa. Indica il computer sul quale sta scrivendo, come se ti
chiedesse qualcosa. Indica te, e poi il computer che ha alle spalle. Forse
vuole che tu ………., si certo, vuole che tu accenda il tuo computer. Ma perché?
Perché dovresti? Chi è e come fa a sapere che possiedi un computer. Vuoi andare
in fondo alla questione, ti volti di scatto, vai al Pc e lo avvii. Torni alla
vetrata, lei è tornato al suo pc e ha ripreso a digitare. Resti a guardarlo e
aspetti che lei torni da te, torni a guardarti, a dirti qualcosa. Ma
inutilmente, è sempre più frenetica, come se gli stesse per scadere il tempo,
come fossero gli ultimi attimi che gli restano per scrivere, per dire ciò che
deve, ciò che il suo impulso irrefrenabile gli detta attimo per attimo. Torni
al computer, l’immagine asettica dell’anonimo panorama domina il tuo desktop.
Non ce nulla, nulla di strano, niente che non sia come quando lo hai spento
ieri sera appena uscita dalla chat, dal tuo mondo parallelo. Torni alla vetrata
sempre più confuso. Lui è fermo davanti al computer, guarda lo schermo, si
volta, indica il telefono e poi il computer. Ti vuole in internet. Avvii il
collegamento. Sei connesso, e subito vai alla posta. Come pensavi. Una mail sta
arrivando. Guardi la barra della posta in arrivo crescere come un termometro
che misura la tua temperatura corporea che si alza terribilmente per la
tensione, l’eccitazione, fino al massimo. Apri la casella, non c’è mittente, ha
soltanto un documento word allegato. Lo scarichi, ed il tempo ti sembra
interminabile. Quando il documento si apre, davanti a te c’è una pagina intensa
di testo che ti accingi a leggere. Sei sbalordito, vai avanti e sei sempre più
sbalordito perché davanti a te il testo recita: Pensavo di trovarti ma non ci
sei, accidenti, dove sarai, con chi, cosa starai facendo, cosa dici, cosa
pensi, che panorama avrai negli occhi, quale terra calpesti, quale frutta
assapori o quali labbra stai baciando? Davanti ad una incognita di infinitesimo
grado, mi rimetto alla fantasia, forse mi aiuta. E allora sei a casa, sdraiato
sul divano, leggi mentre assapori una mela; un morso interrompe il filo della
tua lettura, alzi gli occhi e guardi attraverso la grande vetrata del
soggiorno, perdi l’occhio nell’indefinito e vai oltre. Chi c’è da quella parte?
Cosa attira distrattamente la tua attenzione? Attraverso i raggi del pallido
sole che va giù inesorabile scorgi qualcosa che ti incuriosisce, lentamente ti
coinvolge e ti spinge a lasciare la comoda posizione assunta sul divano,
sollevi il collo per cercare di scorgere quella ragazza che nel palazzo di
fronte sta davanti al computer. Scrive, scrive con il viso soddisfatto e
l’espressione di chi sta compiendo qualcosa di importante. Si dimena sulla
tastiera come una forsennata, digita, digita senza fermarsi mai, in un
crescendo orgasmico di passione, pulsione, interesse. Cosa avrà di tanto
interessante da scrivere, e soprattutto a chi? Perché? E’ inarrestabile. Anche
se la luce bassa del tramonto non permette di definirne con esattezza i
dettagli, sembra tra i venti e i trenta, castana, sguardo un po’ misterioso,
atipica direi. E vestita di nero, nell’insieme armonico e poco appariscente. E’
presa da una inarrestabile voglia di scrivere, come se tentasse in questo modo
di raggiungere qualcosa distante migliaia di miglia, di molto lontano, ma che
attraverso le parole che digita riesce a sentire vicino. Senza accorgertene sei
in piedi, e con lo sguardo fisso su di lei ti dirigi verso la vetrata, attento
ci stai per sbattere, ti appoggi con le mani e le guance al vetro,lo senti
fresco, ed aguzzi lo sguardo sull’ambiente che lo circonda. E’ un appartamento,
senza orpelli, disordinato. Assolutamente niente di particolare. E’ luminoso,
ma molto scarno, sintetico, ricco del di quel freddo che solo la tecnica a
volte trasmette. Ritorni su di lei con uno spostamento brusco del capo, ti sei
accorto di esserti distratto e col timore che lei non ci sia più ti volti a
cercarla. Macchè, è li, non si è mossa, e digita, digita sempre con maggiore
insistenza. Non è lei che ti prende, o meglio è lei ma per quello che scrive,
per come lo fa; daresti qualunque cosa per sapere cosa sta scrivendo, e chi è
il destinatario. Accidenti, si è accorta di te; ha casualmente volto lo sguardo
a sinistra e ha notato che la osservi. Bravo, non la lasciare, non mollare
quello sguardo, tienilo fisso su di lei vediamo che fa, vediamo come reagisce.
Si alza, e si avvicina alla vetrata. Ti guarda ed avanza verso di te, tieni
duro, ce l’hai in pugno. Sembra ansiosa, sta cercando di comunicarti qualcosa.
Indica il computer sul quale sta scrivendo, come se ti chiedesse qualcosa.
Indica te, e poi il computer che ha alle spalle. Forse vuole che tu ………., si
certo, vuole che tu accenda il tuo computer. Ma perché? Perché dovresti? Chi è
e come fa a sapere che possiedi un computer. Vuoi andare in fondo alla
questione, ti volti di scatto, vai al Pc e lo avvii. Torni alla vetrata, lei è
tornato al suo pc e ha ripreso a digitare. Resti a guardarlo e aspetti che lei
torni da te, torni a guardarti, a dirti qualcosa. Ma inutilmente, è sempre più
frenetica, come se gli stesse per scadere il tempo, come fossero gli ultimi
attimi che gli restano per scrivere, per dire ciò che deve, ciò che il suo
impulso irrefrenabile gli detta attimo per attimo. Torni al computer,
l’immagine asettica dell’anonimo panorama domina il tuo desktop. Non ce nulla,
nulla di strano, niente che non sia come quando lo hai spento ieri sera appena
uscita dalla chat, dal tuo mondo parallelo. Torni alla vetrata sempre più
confuso. Lei è ferma davanti al computer, guarda lo schermo, si volta, indica
il telefono e poi il computer. Ti vuole in internet. Avvii il collegamento. Sei
connesso, e subito vai alla posta. Come pensavi. Una mail sta arrivando. Guardi
la barra della posta in arrivo crescere come un termometro che misura la tua
temperatura corporea che si alza terribilmente per la tensione, l’eccitazione,
fino al massimo. Apri la casella, non c’è mittente, ha soltanto un documento
word allegato. Lo scarichi, ed il tempo ti sembra interminabile. Quando il
documento si apre, davanti a te c’è una pagina intensa di testo che ti accingi
a leggere. Sei sbalordito, vai avanti e sei sempre più sbalordito perché
davanti a te il testo recita:....e cosi’ all’infinito...per te N..
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